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I nostri Veri Amici

Articolo della Dot.ssa Carmen Ruello
31 Agosto 2019

I_nostri_veri_amici
 

Quella in cui viviamo è una società malata.

Le persone a guardar bene soffrono di patologie più o meno gravi in maniera sempre più diffusa.

I livelli di inquinamento ambientale sono in crescita vertiginosa da molti decenni; i cibi che la grande distribuzione mette a nostra disposizione sono veleni veri e propri, junk food, cibo spazzatura; i farmaci che assumiamo sono portatori di effetti collaterali incalcolabili; i pesticidi non ci liberano solo dai parassiti delle piante ma uccidono lentamente anche le nostre cellule.

I vaccini non allontanano semplicemente le malattie infettive ma ci indeboliscono di generazione in generazione rendendoci più fragili di fronte all’avanzata del cancro.

In effetti molti disturbi dell’era moderna sono connessi direttamente al modello organizzativo su cui si basa la società umana, modello in cui ci siamo ritrovati senza in definitiva averlo mai scelto.

Eppure cambiare rotta e riorganizzare totalmente la nostra vita sul pianeta appare ai più cosa assai difficile e complessa.

Un vero processo di guarigione planetaria presuppone scelte radicali e immediati cambiamenti di rotta.

Sicché per gli esperti è più facile proporci dei capri espiatori che possano accollarsi le colpe dei nostri malesseri: l’ideale sarebbe proprio trovare dei nemici esterni che minacciano continuamente la nostra integrità fisica interna.

Riversando su di essi tutto il nostro odio è possibile distogliere la nostra attenzione dalla errata condotta personale e sociale.

Ecco allora schiere di virus che vogliono infettarci, eserciti di batteri cattivi pronti a sopraffarci, vermi di ogni tipo che colonizzano i nostri organi, insetti vettori assetati del nostro sangue che trasferiscono agenti patogeni di ogni sorta.

Non voglio certo negare il ruolo delle zanzare nella trasmissione della malaria o quello dei topi nella propagazione della peste.

Ma l’ideologia dominante del “rischio biologico perenne” ci rende sudditi più controllabili e docili e soprattutto perennemente dipendenti dalle medicine prodotte dagli stessi responsabili di questo disastro.

Mentre tremiamo di paura immaginando il nostro corpo invaso dai vermi non riusciamo di certo a pensare ai veri nemici da combattere.

Così continuiamo a lavare i nostri vestiti con i detersivi chimici, a guidare le nostre automobili, ad acquistare cibo presso la grande distribuzione, ad accendere l’aria condizionata, ad assumere farmaci, a bere acqua contenuta in bottiglie di plastica, a mangiare carne, senza pensare che il cancro, le patologie autoimmuni, finanche le malattie genetiche trovano le porte aperte perché sono già state sfondate dall’ariete della Chimica di sintesi.

È proprio vero che la paura fa vendere, che è economicamente vantaggiosa, che ci tiene in scacco facendoci comprare disinfettanti, antibiotici, antivirali, nematocidi, chemioterapici...

Eppure il portale medico più famoso al mondo (PubMed) è ricco di pubblicazioni in cui gli scienziati mettono in luce il ruolo protettivo dei virus, dei batteri, dei protozoi, dei vermi e delle zanzare!

Leggendo e studiando possiamo scoprire che il virus Zika non è la vera causa dell’epidemia di microcefalia che ha colpito i bambini del Pernambuco ma l’industria che ha devastato gli ecosistemi fluviali inquinando massicciamente le acque.

Leggendo e studiando possiamo scoprire che il famigerato Helicobacter pylori non è il vero responsabile dell’ulcera ma che anzi ci protegge dal diabete, dall’asma e dal tumore dell’esofago.

Leggendo e studiando possiamo scoprire che certe infezioni batteriche moderne (sostenute dai cosiddetti batteri resistenti, vedi Clostridium difficile) prendono il sopravvento in organismi già privati delle loro difese da cure antibiotiche o chemioterapiche che hanno sterminato i Microrganismi del loro complesso microbiota intestinale.

Leggendo e studiando possiamo scoprire che la presenza di alcuni vermi intestinali elimina la sintomatologia della celiachia.

Leggendo e studiando possiamo scoprire che il nostro sistema immunitario ha bisogno di essere allenato per poter funzionare bene e che come i muscoli si allenano con i pesi, il sistema immunitario si allena favorendo gli incontri del quarto tipo, vale a dire le possibilità di incontro tra il nostro organismo e i virus, batteri, protozoi, vermi.

L’aumento delle patologie allergiche, autoimmuni, neurologiche, endocrine, tumorali che sempre più spesso e precocemente si riscontrano nella nostra società è dovuto all'eccesso di igiene, al divieto di far giocare i bambini con il fango, con gli animali, con gli altri bambini affetti da esantematiche, al cibo spazzatura, alle polveri sottili, agli ftalati, ai metalli pesanti, ai pfas, alla plastica in genere, alla radioattività ecc.

È necessario riabituare il nostro organismo alla relazione con l’altro da sé, il non-self che garantisce l’evoluzione e il rafforzamento di tutte le specie.

E al contempo è necessario disabituarlo gradualmente alla Chimica di sintesi, chelando, disintossicando, somministrando quotidianamente probiotici da fermentazione Spontanea, mangiando e bevendo in modo sano, naturale e organico.

Solo così riusciremo a sconfiggere le malattie!

L'uomo è arrivato nell’era industriale superando catastrofi naturali, epidemie di peste, invasioni di pidocchi, convivenza stretta con gli animali.

Nel bene e nel male siamo sopravvissuti alle ere considerate primitive, selvagge, promiscue.

Anziché preoccuparci di possibili attacchi esterni, dei virus, dei batteri, dei protozoi e dei vermi, dovremmo cominciare a rivedere la nostra alimentazione, il nostro stile di vita!

Osservare quel che mangiamo, beviamo e respiriamo; quanta chimica usiamo per il bucato, la cosmesi, il giardino, la piscina; quali farmaci assumiamo e come condizionano la nostra vita.

E poi dobbiamo finalmente percepire intimamente che malattia e salute non sono indipendenti dal nostro stato emotivo, dalla nostra energia vitale!

Dobbiamo avere il coraggio di osservare la nostra vita per quella che è: stiamo veramente facendo di tutto per essere felici?

O forse il troppo lavoro, lo stress, l’insoddisfazione per la nostra relazione di coppia, il modo in cui affrontiamo le sfide quotidiane generano frustrazione, angoscia, depressione ecc?

Quali sono i nostri veri desideri?

Stiamo investendo le nostre energie in progetti utili al nostro equilibrio interiore in armonia con il pianeta che ci ospita?

Stiamo coltivando abbastanza la gratitudine, l’amore, la speranza?

I Microrganismi ci aiutano sul piano materiale-organico e anche sui piani spirituale e mentale.

Apriamo le nostre porte interiori al mondo delle fermentazioni selvagge: attraverso i Microrganismi scopriremo che i Midichlorian esistono veramente e saremo davvero in grado di percepire la Forza, il Qi, il Ki, il Tao e riappropriarci di quell’infinito potenziale che le Civiltà del passato avevano conosciuto e accarezzato!

NMHRK.

 


Il Paradigma Capovolto: Helicobacter pylori e il microbiota gastrico
Articolo pubblicato per la prima volta sulla pagina Facebook Fermentour in Fermentlife il 5 Marzo 2018

 

 «Il continuo abuso di antibiotici nei bambini e negli adulti, il cambiamento delle pratiche del parto e le montagne di farmaci somministrati agli animali d’allevamento inevitabilmente hanno un effetto sui nostri batteri, sia su quelli benefici che su quelli nemici ».

Martin J. Blaser, direttore dello Human Microbiome Project.

 

Ben quattro capitoli del libro di Blaser “Che fine hanno fatto i nostri microbi?”, edito da Aboca, sono dedicati agli studi su Helicobacter pylori, un antico batterio dello stomaco che ancora oggi viene, e posso ben affermare a torto, considerato da molti medici come un “nemico” da eradicare.

 

Con questo articolo è mia intenzione chiarire lo stato attuale delle più recenti ricerche su Helicobacter pylori, così come vengono riportate nel libro di Blaser, ma soprattutto è mio desiderio ampliare la prospettiva ivi descritta per estendere ulteriormente la riflessione ed approfondire il significato meno immediato di queste ricerche al fine di svelare un grande equivoco medico e biologico, messo in luce proprio da questo bistrattato batterio e tale equivoco ruota attorno all’idea che esistano buoni e cattivi batteri, non già buoni o cattivi terreni.

 

Questo caso rappresenta a buon diritto l’emblema per eccellenza delle distorsioni alle quali si perviene quando ricerche ancora parziali vengono innalzate al rango di conclusioni, generando di conseguenza terapie tanto aggressive quanto non necessarie; ma allo stesso tempo può servire come occasione, guida e riferimento all’uomo di oggi per scardinare le sue credenze consolidate e incamminarsi sulla via per la comprensione di tutti i rapporti interspecifici, vale a dire quei rapporti esistenti tra specie diverse che vivono in stretta vicinanza e/o intimità e, più in generale, dell’interdipendenza di tutti i fenomeni biotici ed abiotici che si manifestano sul nostro pianeta e finanche nel resto dell’universo.

 

Detti rapporti si dicono simbiotici e, indipendentemente dalla definizione che è stata attribuita loro fino a questo momento dagli esperti ecologi e microbiologi quali: patogeno, parassita, saprofita, benefico, neutrale, opportunista, nocivo e via discorrendo, essi sono in realtà sempre rapporti di Interdipendenza. Non si può distruggere nemmeno un ceppo virale o batterico senza che ciò produca effetti a breve e lungo termine su tutte le altre specie, microscopiche e macroscopiche.

Quegli attributi arbitrari, così tanto abusati, sono condizionati fortemente da una visione antropocentrica e a cortissimo raggio di una parte cospicua del mondo accademico ma non rispecchiano affatto l’equilibrio dinamico e la coevoluzione cui sono sottoposti tutti gli organismi viventi della Biosfera.

Inoltre non tengono conto né della variabile tempo né del movimento generale dei processi biochimici, biologici ed ecologici analizzati nella loro complessità.

 

Il concetto di Coevoluzione è in verità il più importante di tutta la Biologia Sistemica.

Nel suo libro Blaser riporta un concetto estremamente importante dell’ecologia microbica, quello dell’Anfibiosi, termine coniato nel 1962 dal microbiologo Theodor Rosebury per descrivere <<la condizione secondo cui due forme di vita creano relazioni che sono o simbiotiche o parassitarie, a seconda del contesto>>. Questa condizione è nota anche come Patobiosi.

Stabilire che è il contesto a rendere un microrganismo patogeno o simbionte è come affermare che non possono sussistere discriminazioni tra patogeni e simbionti ma che sono le condizioni dell’ambiente a produrre, per adattamento al terreno, differenze di “processi”.

Questo concetto era peraltro già noto e fu espresso in altri termini anche da Claude Bernard e poi sostenuto anche da Antoine Bechamp.

 

Nel 1982 i dottori Marshall e Warren riuscirono per la prima volta ad eseguire la coltura dei batteri gastrici già noti fin dal secolo precedente dall’osservazione microscopica dei primi patologi.

Marshall però era convinto che questi batteri, in seguito chiamati col nome scientifico di Helicobacter pylori, fossero responsabili dell’ulcera e si cimentò in un esperimento per dimostrare questa teoria. Tale esperimento mostra molte lacune ed in seguito infatti lo stesso Blaser mise in luce diverse falle non sufficienti tuttavia a scardinare ancor oggi la convinzione che Helicobacter pylori sia un patogeno responsabile della comparsa della gastrite e dell’ulcera: ormai la macchina si era messa in moto, l’occasione di prevenire ulcera e forse cancro debellando un batterio con terapia antibiotica era troppo ghiotta.

Nel 2005 Marshall e Warren vinsero il premio Nobel per la Medicina per aver isolato Helicobacter pylori, per averlo associato con la gastrite e con l’ulcera peptica e per aver cambiato la cura per l’ulcera. Frattanto lo stesso Blaser aveva contribuito ad estendere il ruolo patogeno di H. pylori anche alla genesi del cancro allo stomaco. Tanto che l’OMS nel 1994 dichiarò questo batterio come cancerogeno di classe 1.

 

Per fortuna nel corso degli anni e del suo lavoro di ricerca lo stesso Blaser e la sua equipe riuscirono a mettere in luce anche gli aspetti protettivi di questo batterio come la capacità di ridurre le probabilità di contrarre gravi patologie invalidanti o di ritardarne la comparsa.

Essi hanno dimostrato una correlazione tra la scomparsa di H. pylori e la comparsa di patologie quali asma, allergie, colite ulcerosa, diabete, obesità, esofagite da reflusso e cancro all’esofago solo per citarne alcune.

Ma come è possibile stabilire al contempo un ruolo nocivo ed uno protettivo di uno stesso batterio che vive per molti decenni all’interno del suo ospite? Tutto ha inizio con un cambiamento di prospettiva, un capovolgimento paradigmatico: l’avvento della visione ecologica in microbiologia e l’affermazione sempre più ampia dell’approccio sistemico nelle scienze.

Determinante a tale capovolgimento di prospettiva anche la ridefinizione della condizione nota come gastrite: «la mucosa di uno stomaco carica di linfociti e macrofagi» non può essere considerata come condizione infiammatoria e quindi patologica ma piuttosto come «reazione fisiologica ai nostri microrganismi indigeni» esattamente come accade nell’intestino.

 

Perché intuizioni così ovvie arrivano sempre così tardi nella storia della medicina, solo dopo che si sono prodotti molti danni che si estendono anche alle generazioni successive?

Perché ancora oggi la maggioranza dei medici si concentra sugli aspetti negativi e non prende minimamente in considerazione i benefici apportati da Helicobacter pylori sia nel breve che nel lungo periodo?

 

Perché il caso esemplare di Helicobacter pylori non viene esteso a tutto il mondo microbico al fine di riabilitare molti virus e batteri contro i quali è stata intrapresa una guerra spietata fondata su un armamentario chimico-biologico senza precedenti nella storia del pianeta, una guerra che ha il sapore della Soluzione Finale, vedi caso virus del vaiolo?

 

Sono tutte domande importanti sulle quali è bene riflettere poiché è sulla paura che si fondano il ricatto e la sottomissione alle strategie terapeutiche tanto invasive quanto remunerative per l’industria farmaceutica, strategie che rischiano di cambiare per sempre la biologia della specie umana e minarne finanche le capacità di sopravvivenza.

 

Helicobacter pylori non è un aggressore che ci infetta: è il diretto discendente di una stirpe antica di batteri che ha colonizzato lo stomaco umano presumibilmente fin da quando siamo Homo sapiens e poiché vi sono i suoi parenti stretti negli stomaci di altri mammiferi è ragionevole supporre che sia un coinquilino fisiologicamente appartenente al microbiota gastrico, dove svolge la sua funzione protettiva al pari dei suoi colleghi intestinali.

La perdita di questo ospite prezioso non si ripercuote solo sullo stomaco ma, come dimostrato da Blaser e colleghi, produce nuove gravi malattie: accontentandoci di credere che fosse la causa dell’ulcera e del cancro allo stomaco lo abbiamo accompagnato a grandi passi verso l’estinzione ed ora in occidente è quasi scomparso.

 

Provo un immenso senso di perdita al pensiero della scomparsa anche di un solo virus.

Uno sguardo sul mondo della convivenza delle specie, la trasformazione di parassiti in simbionti e viceversa, il ruolo dei virus nell’evoluzione ci fa comprendere che la Scienza ha da tempo scoperto che nella danza della vita non si può parlare in modo assoluto di specie patogene e che la soppressione di una specie anche microbica si traduce in una «danza senza partner» dagli esiti imponderabili. L’origine stessa dei mammiferi sarebbe stata impossibile senza un’infezione virale. Persino la placenta, questa anomalia immunologica che ci permette di portare in grembo per nove mesi i nostri cuccioli, è il risultato di una collaborazione tra i virus e i nostri progenitori ancestrali rettili proto mammiferi.

 

Di seguito alcuni link dove può essere approfondito il concetto di coevoluzione attraverso l’analisi diretta dei dati riportati:


1) NCBI: Microbial Evolution and Co-Adaptation

2) PubMed: ↓ Full text A benign helminth alters the host immune system and the gut microbiota in a rat model system.
3) eLife: Viruses are a dominant driver of protein adaptation in mammals
4) Nature: Endogenous viruses: insights into viral evolution and impact on host biology


 

La soppressione con antibiotici della nostra flora microbica è alla base dell’impennata di patologie degenerative dell’era moderna ma è anche la causa della maggior sensibilità alle aggressioni di quelli che sono stati designati come batteri patogeni. Durante una epidemia di salmonella negli Stati Uniti, morirono coloro che si erano sottoposti a cure antibiotiche nelle settimane precedenti lo scoppio della stessa. Se i medici avvisassero dei rischi, immediati o meno, dell’uso di questi farmaci forse in pochi sceglierebbero di sottoporvisi con grave impatto sui bilanci di molte aziende.

Forse è per questo motivo che tuttora si preferisce tacere?

 

E infine arrivo al nocciolo della questione, finora appena abbozzato.

Il paradigma capovolto di Helicobacter pylori è l’inizio della riscossa batterica. Coloro che abbiamo sempre percepito come nemici non sono altro che amici incompresi.

I famigerati Clostridyum botulinum e difficile, i vituperati Acinetobacter baumannii, i temutissimi Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus: non potrebbero altresì rappresentare classi di batteri anfibionti, in grado di assicurarci una qualche forma di protezione in numero ridotto e controllato da un sistema immunitario efficiente, mentre ci porterebbero a morte rapida e violenta a seguito di una brusca alterazione degli equilibri ecologici di un ecosistema interno, quindi in contesti diversi da quello fisiologico dove il loro numero è sempre esiguo? Il punto è cruciale perché se si tratta di assicurare la giusta sopravvivenza a soggetti immunodepressi, ospedalizzati ed imbottiti di farmaci o comunque privati dalle cause più disparate della protezione di un sano microbiota, la necessità medica contingente ascrivibile ad un protocollo di emergenza non può automaticamente trasformarsi in una strategia medica generalizzata che equivale ad un atto di guerra totale ad alcuni ceppi batterici.

 

Il rischio di farci davvero male è troppo grande e già la comunità medica ha lanciato l’allarme sul fenomeno temibile dell’antibioticoresistenza che, ci hanno avvisato, tra venticinque anni potrebbe portare talune infezioni a rappresentare la prima causa di morte degli esseri umani.

La strada per la riabilitazione dei clostridi, di alcuni stafilococchi o di certe enterobacteriacee é ancora lunga ma io resto ottimista.

Frattanto possiamo continuare a prenderci cura del nostro benessere lavorando sul terreno, assumendo probiotici da fermentazione spontanea ed evitando il più possibile l’uso degli antibiotici, tanto da assunzione diretta che indiretta.

Vi lascio con l’ultimo articolo riguardante il ruolo delle tossine prodotte da alcune piante nell’evoluzione dei sistemi detox degli erbivori, poiché le soluzioni biologiche e soprattutto gli equilibri su cui si fondano hanno basi molecolari molto simili tanto nei sistemi piante/erbivori quanto in quelli animali/batteri.

 

Uno spunto di riflessione…

 

Ancora una volta le patologie appaiono come un incidente biologico sulla via della perenne ricerca di nuovi equilibri interspecifici, un male necessario all’incessante scalata evolutiva della vita stessa.

 

 

 HAL: Detoxification in the rumen  

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